Accade nei giorni di sole che…

Francesco Campanella Blog

La messa a dimora del vigneto è un evento unico ed emozionante che decide delle sorti di un vino. Purtroppo solo gli addetti ai lavori possono godere di questo spettacolo.
Gli appassionati del buon vino infatti, conoscono solo l’essenza di un lavoro lungo, faticoso, in tutto legato ai capricci del tempo e delle stagioni. Un lavoro che si basa anche sulla tecnica, sull’esperienza e su un rapporto di profonda empatia con il territorio.
Dunque, sapete come viene messo a dimora un nuovo vigneto? Ecco a voi quello che abbiamo fatto con il nostro Trebbiano Spoletino.

Per mettere a dimora le barbatelle (piantine di vite) il terreno deve essere ben asciutto. La prima condizione da rispettare quindi è iniziare il lavoro solo quando la giornata è soleggiata.
Proprio come giovedì 9 aprile, un giorno caldo ma non troppo, con il cielo velato a tratti, quasi a dare sollievo a chi era al lavoro.
Prima di tutto il terreno dovrebbe essere ben livellato. Per questo, qualcuno si mette alla guida di un trattore che traina un erpice, in questo caso mio padre Claudio.
L’erpice spiana la terra e estirpa le piccole piante parassite, che crescono spontaneamente e che potrebbero togliere sostanze minerali alla ripresa vegetativa della vite appena interrata.

Man mano che il terreno è pronto, una squadra specializzata, guidata da nostro agronomo di fiducia, Renzo, da inizio ad una delle fasi più delicate: lo squadro. Lo squadro definisce la geometria con cui vanno disposte le barbatelle e la tessitura del futuro vigneto. L’attenzione deve essere massima, perché l’irregolarità dei filari rovina l’estetica del vigneto, e rende lunghe e difficili anche le operazioni di manutenzione ordinaria.
Quando vengono inseriti i picchetti, allora lo squadro è concluso.

A questo punto vanno preparate le barbatelle da piantare che devono avere radici non più lunghe di 6 cm e non meno di 3cm.
Poi, tra i picchetti viene teso un cavo d’acciaio che delinea l’andamento del filare. Sul cavo  vengono attaccati tanti nastri colorati quante sono le viti che devono costituire il filare, per essere il più possibile precisi sul punto di messa a dimora. Finalmente mani mani veloci e precise maneggiano la forchetta ovvero un arnese che facilita l’inserimento nel terreno della pianta.

E se alla fine arriva una pioggia gentile, come fortunatamente è stato, allora le viti iniziano possono iniziare il loro rapporto minerale di profumi e sapori  con il terreno.

Francesco Campanella

PS (La messa a dimora del Trebbiano Spoletino della Cantina Colle Uncinano, si è conclusa il 9 aprile 2009 alle ore 15 e 30 del pomeriggio)